Cutoff Magazine

Talk on Cutoff 01 – Fabio D’Auria

Il nostro Stefano Danesi (S.D.) ha fatto due chiacchere con Fabio D’Auria (F.D.) Store Manager di ONE-OFF (Brescia) che ci ha raccontato come si è avvicinato al mondo dello streetwear, del suo ruolo nella scena e di come il mondo del retail è cambiato dagli anni 90 ad oggi.
Talk with cutoff - oneoff brescia

Talk on Cutoff 01 – Fabio D’Auria

01. S.D. – Sei nel settore da molto tempo, ci racconti il tuo percorso professionale e quello che fai ora?

F.D. Ho cominciato a lavorare in un negozio di articoli sportivi a fine anni novanta, anni in cui cominciava a prendere “piede” il fenomeno delle sneakers in Italia e il loro legame con la moda. Anni incredibili, la richiesta di Nike era talmente alta che la sera consegnavo gli ordini delle scarpe a una fitta rete di amici, poi tre anni speciali alla guida di bar serali. Quindi una lunga collaborazione con uno dei contenitori street-fashion più rivoluzionari d’Italia. Esperienza che mi ha portato a lavorare, conoscere persone con background e attitudini artistiche differenti. Da circa un anno seguo l’ambizioso progetto pilota One-Off di Brescia che mira a diventare boutique di riferimento con la sua trasversale proposta di brands luxury, contemporary e street e una visione avanguardista degli spazi e della shopping experience.

02. S.D. – Dal tuo punto di vista i social hanno migliorato o peggiorato l’approccio dei clienti nei confronti de prodotto?

F.D. I social hanno evoluto in maniera influente l’approccio dei clienti, che potendo utilizzare uno strumento di informazione globale hanno una visione molto più ampia seppur meno esclusiva del prodotto… c’è grande entusiasmo da parte delle nuove generazioni.

03. S.D. – In che modo, in un epoca senza social, riuscivi a trovare gli spunti per restare aggiornato o come si dice oggi “sul pezzo”?

F.D. Osservando tutto in maniera curiosa e senza preconcetti! Sono sempre stato molto critico e consapevole che certi fenomeni lasciano il segno e ciclicamente ricompaiono in maniera rivisitata. Ho avuto inoltre la fortuna di avere grandi mentori e vivere in una città che pur non essendo una metropoli internazionale è sempre stata un passo avanti con la ricerca.

04. S.D. – Un capo must have che secondo te non può mai mancare nel guardaroba di un uomo? 

F.D. Un capo vintage scelto con personalità, incomprensibile all’occhio di tanti, ma con un legame affettivo generazionale.

05. S.D. – Per chiudere in bellezza, ci dici quali sono i tuoi brand di riferimento?

F.D.Provo sempre un grande amore per tutto ciò che è street puro! Mi emozionano anche il minimalismo di Jil Sander, la teatralità di Comme Des Garcones, la grinta di Balenciaga, la poesia Margiela così come la “ri”- freschezza comunicativa di Virgil! con le collezioni per Vuitton ha dato l’ennesima virata alla moda. Attendo come tutti gli appassionati il nuovo percorso di Prada con Simons coo direttore che promette di essere qualcosa di unico.

Fotografia: Fabio D’Auria 1999

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